Le opposizioni a Brugnaro: «A Mestre gli alloggi vuoti di via Sansovino possono diventare case popolari»
MESTRE. Ci sono le case comunali murate contro le occupazioni dei pusher in piazza Mercato, a Marghera, destinate da anni ad una demolizione totale mai attuata. E ci sono gli appartamenti al grezzo avanzato bloccati dai fallimenti delle imprese edili in via Sansovino, che sono diventati un altro emblema di degrado in pieno centro, di fronte agli uffici della Città metropolitana e a due passi da viale San Marco.
Oggi, con l’emergenza abitativa che continua ad essere un grosso problema nel capoluogo dove i prezzi degli affitti, gonfiati pre-pandemia dalla corsa alle locazioni turistiche, e con duemila persone in lista d’attesa per l’assegnazione di un alloggio Erp, fioccano le proposte di riconversione.
Nella Città giardino le vecchie palazzine, sei caseggiati, di piazza Mercato dopo la promessa di abbattimento e l’arrivo degli operai per murarle, scatenano sulla pagina Facebook di Marghera oggi 2.0 il dibattito su un loro recupero: «Se invece le ristrutturassero con i fondi che il Governo mette a disposizione delle amministrazioni? Con la fame di case potrebbe non esser sbagliato, ma in ogni caso non far finta che non vi sia degrado, in pieno centro», dice una cittadina. Sul tema interviene anche Marghera libera e pensante.
E l’opposizione di centrosinistra prepara un intervento lanciando una proposta che nasce dal lavoro del gruppo di Venezia verde e progressista e che in queste ore sta coagulando attorno al testo di una interrogazione l’adesione di tutti gli altri gruppi di minoranza del consiglio comunale, da Gasparinetti a Martini, dalla cinque stelle Visman al Pd di Monica Sambo.
L’idea del gruppo che fa riferimento a Gianfranco Bettin riguarda le case di via Sansovino. Dopo aver sollecitato maggiori investimenti nell’Erp e nella edilizia sociale per dare risposta alla “fame” di case pubbliche e incrementare l’offerta abitativa si propone alla maggioranza di utilizzare strumenti urbanistici ed immobiliari di recupero di aree con edifici dismessi e in abbandono, assieme a nuove costruzioni, per garantire alla città meno degrado e più residenti.
Le case di via Sansovino (passate dalla proprietà di Protec Iniziative Immobiliari a Bng Real Estate srl e Cds Real Estate e infine di Arehotel srl) e cantieri avviati dal 2008 hanno visto interrompersi i lavori iniziati nel 2012 e nel 2015. Si tratta di tre fabbricati al grezzo composti complessivamente da 89 abitazioni e l'edificio di valore storico e testimoniale denominato “Cellina”.
Oggi la proprietà è al centro di una procedura fallimentare a Verona e le case, in pessimo stato, ospitano occupazioni abusive, ratti e sporcizia, che scatenano la protesta dei residenti. La proposta all’amministrazione Brugnaro è di partecipare in prima persona, oppure tramite una società controllata, alla procedura fallimentare per acquisire almeno uno dei tre fabbricati abitativi al grezzo ad un prezzo assolutamente inferiore ai valori di mercato. «Una quota parte degli appartamenti può essere utilizzata come edilizia residenziale pubblica, un'altra può essere assegnata con, procedura ad evidenza pubblica, ad un soggetto terzo per la realizzazione di alloggi in social housing», sintetizza la proposta dell’opposizione che propone anche la acquisizione, a titolo gratuito o per un valore irrisorio, della palazzina Cellina (per il curatore fallimentare non ha un valore di mercato).
Due gli obiettivi: eseguire un immediato intervento di messa in sicurezza e con il Consiglio di Municipalità avviare un percorso di coprogettazione partecipata per il recupero di un edificio che «rappresenta la storia dei primi insediamenti industriali di Mestre sulle rive del Canal Salso». Inserendovi nuovi servizi per i cittadini.