Porto Marghera diventa l’hub dell’idrogeno con produzione e stoccaggio
MESTRE. L’idrogeno è il nuovo petrolio, solo che lo possiamo produrre in casa. È questa una delle più grandi sfide della transizione energetica così come indicato dal percorso tracciato a Bruxelles dall’Unione Europea». Così Andrea Bos, il presidente di Hydrogen park, la società nel cui capitale, qualche giorno fa, è entrata anche Edison con il 9, 7% delle quote.
«Il compito della nostra società», spiega Bos, «è accompagnare le aziende nell’ammodernamento delle infrastrutture e nell’applicazione delle tecnologie per l’utilizzo dell’idrogeno in sostituzione dei vecchi e inquinanti combustibili». I soci di Hydrogen park sono Confindustria Venezia, Eniprogetti, Sapio, Decal, Edison e Berengo.
L’idrogeno non è esattamente una fonte di energia, bensì quello che viene chiamato un vettore energetico, un mezzo che consente l’immagazzinamento dell’energia. Il suo vantaggio è che rilascia energia in modo pulito: bruciando non emette gas serra, nelle celle a combustibile produce elettricità e ha come scarto soltanto vapore acqueo. Ma c’è idrogeno e idrogeno: l’Europa punta sull’idrogeno verde, prodotto dall’acqua con l’elettricità da fonti rinnovabili mentre l’attuale produzione di idrogeno, anche a Porto Marghera, avviene tramite la lavorazione di idrocarburi. La sfida è anche questa: cambiare colore e passare dall’idrogeno cosiddetto grigio all’idrogeno verde.
Ci si potrebbe inoltre chiedere: ma se l’idrogeno verde è solo un vettore dell’energia prodotta col fotovoltaico o l’eolico o l’idroelettrico, perché non usare direttamente l’elettricità delle rinnovabili, invece di fare questo passaggio intermedio? Perché l’idrogeno si conserva meglio.
E picchi di energia, pensando ad esempio alle giornate di sole e al fotovoltaico, possono essere usati per produrre idrogeno e poi conservarlo. In attesa di essere utilizzato. Il suo problema principale è il trasporto, per questo si ragiona di hub di produzione territoriali a servizio di poli industriali. Una trasformazione che sta passando anche da Porto Marghera. Dove la produzione di idrogeno è una realtà da tempo.
Andrea Bos, partiamo dalle basi. Cos’è e quando nasce Hydrogen park?
«Hydrogen park è una società consortile nata nel 2003 da una idea di alcune grandi aziende chimiche e da Confindustria Venezia per sviluppare idee e progetti sul fronte dell’idrogeno inteso come vettore energetico. Fino ad ora sono stati realizzati 21 progetti sperimentali per 12 milioni di euro per testare l’utilizzo dell’idrogeno su scala industriale. Tra questi il vaporetto a idrogeno di Alilaguna, che però non è stato mai utilizzato perché la normativa italiana ancora non prevede imbarcazioni con idrogeno a bordo, e un impianto per la produzione di energia elettrica da 16 megawatt all’interno del sito della centrale termoelettrica Palladio di Fusina».
Porto Marghera si candida a diventare uno dei poli italiani principali per l’idrogeno. Ma esattamente questo che cosa vuol dire?
«È necessaria una premessa: forse non tutti sanno che a Porto Marghera già si utilizzano oltre 10 mila tonnellate al mese dalle industrie del settore chimico e nei differenti processi produttivi, sintetizzate in loco da aziende come Sapio. E Porto Marghera è destinata a diventare sempre più un hub per lo stoccaggio e la distribuzione dell’idrogeno, ma anche per la sua produzione. La previsione è che, entro il 2025, con l’aggiornamento delle infrastrutture delle aziende, Porto Marghera sarà in grado di gestire, tra produzione e stoccaggio, circa 20 mila tonnellate di idrogeno al mese».
In che modo? Può fare qualche esempio?
«Faccio due esempi: la società Decal in primavera inizierà i lavori per un deposito di Gas naturale liquefatto il cui progetto è stato aggiornato per stoccare quantità di idrogeno sotto forma di ammoniaca verde. C’è un’altra azienda invece, produttrice di vetro, che pianifica, nell’arco dei prossimi 5 anni, di passare dall’utilizzo di forni a metano a forni di idro-metano, che funzionano utilizzando un mix di gas e metano. Più in generale sono molte le aziende che, nei loro piani di sviluppo, prevedono il passaggio all’idrogeno come fonte energetica. E noi, come società, dobbiamo garantire da un lato le infrastrutture per l’utilizzo dell’idrogeno, dall’altro che ci sia sempre il necessario approvvigionamento. Inoltre nei prossimi anni ci saranno anche molte flotte di camion che saranno alimentate a idrogeno».
Chi lo produrrà tutto questo idrogeno?
«Sapio progetta un ampliamento del proprio sito per aumentare la capacità di produzione e con l’Autorità portuale è iniziato un progetto che ha l’obiettivo di realizzare un centro di produzione di idrogeno verde e una stazione di rifornimento stradale nell’area portuale».
Che cosa significa, in questo contesto, l’ingresso di Edison nella società?
«Ci permette di completare lo spartito fondamentale per la produzione dell’idrogeno verde, come chiede l’Europa. La capacità di stoccaggio c’è, la competenza tecnologica anche, Edison garantisce l’energia pulita che permette di incrementare la produzione di idrogeno verde in previsione dell’aumento di fabbisogno. La certezza della produzione permette alle aziende di avere garanzie negli investimenti. Per non trovarsi, tra qualche anno, con impianti di produzione a idrogeno ma senza qualcuno che lo produca».