Emirati Arabi, attacco con drone fa esplodere tre cisterne di petrolio ad Abu Dhabi: i ribelli sciiti Houthi rivendicano
Alla fine del 2021 erano stati gli Stati Uniti, a supporto della coalizione guidata dall’Arabia Saudita, a sostenere che il primo obiettivo di Riyad e dei suoi alleati doveva essere quello di fermare gli attacchi aerei delle milizie filo-iraniane degli Houthi. Negli ultimi giorni si è assistito a un avanzamento dell’esercito di Sana’a, sostenuto proprio dalla coalizione delle potenze del Golfo, in diverse aree, come a Marib, mentre a Shabwa un attacco dei ribelli ha ucciso diversi soldati. Oggi, l’offensiva dei miliziani sciiti legati a Teheran ha varcato i confini del Paese e ha colpito, con quello che si presume sia stato un attacco con droni, tre cisterne che trasportavano petrolio nella zona industriale di Mussafah, ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, Paese che fa parte della coalizione guidata dal regno degli al-Saud.
Un affronto che rischia di scatenare una dura reazione degli alleati che provocherebbe nuove sofferenze alla popolazione dello Yemen, stremata da 7 anni di conflitto che ha anche aggravato la crisi alimentare e sanitaria del Paese. I miliziani Houthi, intanto, hanno rivendicato l’attacco che ha anche provocato un lieve incendio in un cantiere dell’aeroporto internazionale di Abu Dhabi, come spiega la polizia locale sul proprio account Twitter. Incendio comunque sotto controllo, come riferisce l’agenzia di stampa Wam secondo cui le autorità hanno aperto un’indagine. L’emittente al-Arabiya precisa però che il traffico aereo non è stato influenzato dagli incendi.
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