Ambiente e rivoluzione digitale: le nuove sfide dell’Antropocene per evitare la sesta estinzione
Nel XXI secolo l’umanità si trova a dover fronteggiare sfide epocali (e non parliamo soltanto del Covid, l’ultima emergenza che stiamo vivendo e affrontando): spiccano i gravi danni arrecati alla Natura e quella radicale transizione verso una “mutazione antropologica” chiamata rivoluzione digitale.
Tali sfide hanno imposto un drastico cambiamento nel modo di percepire la cultura, vista quale vera fonte di progresso.
Ne tratta il volume appena pubblicato da Meltemi, Antropocene e le sfide del XX secolo, autori Alberto Felice De Toni, ex rettore, professore di Ingegneria economico gestionale all’Università di Udine, Gilberto Marzano (direttore del Laboratory of Pedagogical Technologies alla Rezekne Academy of Technologies in Lettonia) e Angelo Vianello (professore emerito di Biochimica vegetale dell’Università di Udine).
Il volume racconta l’evoluzione del nostro pianeta e i rischi ai quali, a causa dell’uomo, sta velocemente andando incontro.
«Abbiamo evidenze schiaccianti – scrivono infatti gli autori – dell’impatto che le attività umane hanno avuto e tuttora hanno sulla Terra, il “pianeta azzurro”.
Si pensi solo al riscaldamento terrestre, all’acidificazione degli oceani, alla distruzione di habitat, alle varie forme d’inquinamento ambientale, all’alterazione dei fondamentali cicli dell’azoto, del carbonio, del fosforo e di altri elementi, all’estinzione di specie e altro ancora».
«Fin dalle origini la vita sulla Terra – spiega uno gli autori, Alberto Felice De Toni – è stata soggetta a immani catastrofi causate da cambiamenti climatici, caduta di meteoriti, eruzioni vulcaniche ed altro ancora.
Le forme di vita hanno subito ben cinque grandi estinzioni negli ultimi cinquecento milioni di anni. In questo ventunesimo secolo l’umanità si trova a doverne affrontarne un’altra, denominata sesta estinzione, di cui è essa stessa l’artefice e da cui emergono gravi danni ambientali, tra cui spiccano il riscaldamento della Terra, la perdita di biodiversità e l’inquinamento ambientale, al punto da poter giustificare il passaggio a una nuova epoca, denominata Antropocene».
Nel corso degli anni lo scenario dell’ambiente è notevolmente peggiorato. «Ora – prosegue De Toni – siamo costretti ad affrontare un’emergenza planetaria. La radice di questo drastico cambiamento è stata descritta da John R. McNeill e Peter Engelke nel loro La grande accelerazione (2018), nel quale affermano che l’uso di energia da fonti fossili e la crescita della popolazione mondiale sono alla radice del cambiamento.
In effetti, è sufficiente fornire anche pochi dati riguardanti acqua, suolo, riscaldamento climatico, inquinamento, biodiversità per comprendere la portata del fenomeno».
Serve dunque, secondo i tre autori, un drastico cambiamento nel modo di percepire la cultura, la vera fonte del progresso.
«Questa dovrà ora essere intesa come una nuova “cultura della complessità” – prosegue De Toni – fondata su una sintesi tra approccio umanistico e scientifico , che ci consenta una più ampia comprensione del mondo e sia posta al servizio di un umanesimo planetario dove la pratica della solidarietà ci consentirà di capire che il “noi” precede” l’io”, in una prospettiva di sostenibilità dell’intero pianeta.
Allora la cooperazione, uno dei motori dell’evoluzione della vita, potrà diventare lo strumento privilegiato del nostro agire, fino a sortire una “fratellanza planetaria” tra le diverse culture e tra le componenti del genere umano (donne e uomini), un legame da estendere poi a tutti gli esseri viventi e all’intera Terra, una “perla” che dobbiamo percepire come un bene comune nello sconfinato Universo».
Il libro lancia un messaggio. «L’Europa è stata ed è tuttora una fonte di grandi principi – prosegue De Toni – . Spiccano “Libertà, Uguaglianza e Fraternità”, tre immensi valori che ci ha donato l’Illuminismo e che sono a fondamento della società occidentale.
Ora però questi valori possono essere pervasi dall’agape, cioè da un amore fraterno disinteressato e gratuito che può coinvolgere, non solo i nostri simili, ma tutta la realtà.
Queste considerazioni assumono un grande significato alla luce di quanto asserisce Michael Tomasello nel suo libro Diventare umani (2019), che pone al centro della natura umana proprio la socialità, la nostra capacità di relazionarci agli altri.
In questo nuovo clima, non possiamo dimenticare David Maria Turoldo che, con un chiaro richiamo a Leopardi, reinterpretò il profetismo biblico in una forma di contrasto, mosso da “l’irrefrenabile impulso di trascinare la storia in giudizio”.
Così, attraverso la poesia, egli poté alzare il suo grido di allarme, la sua denuncia contro le ingiustizie sociali e i danni causati alla natura da un capitalismo irresponsabile, segnato da un’intrinseca insostenibilità economica, sociale e ambientale».
Cosa ci riserva dunque il futuro? «Le sfide che ci attendono sono epocali – concludono nel volume gli autori –, se consideriamo i gravi danni che abbiamo arrecato alla Natura. Davanti a noi si palesa, pertanto, un futuro catastrofico che dobbiamo assolutamente evitare individuando nuovi percorsi che, comunque, debbono tener conto delle conquiste del passato». —
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