Dopo due settimane con contagi raddoppiati, Omicron sta frenando: la zona arancione però è più vicina
UDINE. Omicron continua a infettare migliaia di persone anche in Friuli Venezia Giulia, ma negli ultimi sette giorni il contagio non ha mantenuto lo stesso ritmo di quelle precedenti.
E così, se per due settimane avevamo dovuto registrare il raddoppio dei contagi (da 5.094 a 10.680 e infine a 21.952), domenica 16 gennaio la crescita settimanale non è stata più del 100 per cento, ma del 20,9 per cento: i nuovi positivi sono stati infatti 26.545 contro i 21.952 dei sette giorni precedenti.
«La frenata finalmente è arrivata, però dobbiamo tenere conto che il numero dei positivi è comunque aumentato e purtroppo si rifletterà ancora per qualche tempo sul numero delle persone ricoverate in ospedale e quindi sui decessi», sottolinea il professor Vincenzo Della Mea, docente di Informatica medica del dipartimento di Scienze matematiche, informatiche e fisiche dell’università di Udine.
Il numero dei decessi sta infatti aumentando: erano stati 45 nella settimana chiusa con domenica 2 gennaio, sono diventati 54 in quella seguente e con la giornata di domenica 16 hanno toccato quota 63.
Su base settimanale si nota anche l’aumento della pressione sui reparti ospedalieri. Anche se grazie ai vaccini i numeri dei ricoverati sono molto più bassi rispetto a un anno fa (nonostante i contagi decisamente più alti) si nota una progressione che sta portando il Friuli Venezia Giulia verso la zona arancione.
Per quanto riguarda le terapie intensive la soglia del 20 per cento dei posti letto (ossia 35 unità) è stata già superata: sono infatti 41 i pazienti in terapia intensiva.
Nelle aree mediche siamo ormai vicini al limite del 30 per cento dei posti letto che corrisponde a 383 pazienti: ieri i ricoverati erano 373. Mancano quindi solo 10 unità al passaggio in zona arancione.
E proprio i numeri dell’area medica fanno capire come la progressione sia lenta, ma costante: il 26 dicembre i ricoverati erano 280, il 2 gennaio 298, il 9 gennaio 345.
Numeri comunque molto diversi rispetto a quelli del 16 gennaio 2021, quando nelle terapie intensive degli ospedali regionali erano ricoverati 66 malati e altri 682 nelle aree mediche.
Sul possibile cambio di colore si sbilancia anche Della Mea: «Possiamo aspettarci di finire in arancione visto che comunque i contagi sono in crescita e mancano soltanto dieci posti letto per superare la soglia delle aree mediche.
Però il fatto che per la prima volta la crescita dei contagi abbia rallentato può fornire elementi di riflessione sulla circolazione del virus fra i più giovani.
«Questa è stata una settimana segnata dalla riapertura delle scuole – commenta Della Mea – eppure abbiamo visto che non c’è stata una spallata nella crescita dei contagi.
Bisogna comunque tenere presente che i più piccoli non sono protetti dal vaccino e dunque in caso di infezione possono costituire un pericolo per i nonni o per le persone fragili che possono stare loro vicino in famiglia.
Tutto ciò costituisce un effetto moltiplicatore dei contagi. Per quanto riguarda invece i ragazzi più grandi, c’è da tener presente che hanno comunque fatto vita sociale, incontrandosi liberamente anche durante le vacanze di Natale. Per loro il rischio teorico di un contagio non è molto cambiato con il ritorno in classe».
I dati ufficiali diffusi il 16 gennaio dalla Regione indicano infatti nella classe di età 0-19 anni quella più colpita dai contagi (con 22,45 per cento dei casi), seguita dalla classe 50-59 anni (18,38 per cento), 40- 49 anni (17,11 per cento), 30-39 anni (14,17 per cento) e 20-29 (12,09 per cento).
Negli ultimi sette giorni si è anche registrato un ulteriore record nella storia di questa pandemia che riguarda il numero di tamponi: in Friuli venezia Giulia ne sono stati eseguiti ben 190.436 contro i 144.806 della settimana precedente.
Un salto in avanti che pure spiega il numero crescente di persone positive, visto che anche gli asintomatici emergono con più frequenza rispetto al passato. —
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