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Confini contesi nel golfo di Pirano: il Governo croato apre a Lubiana

PIRANO I segreti si sa, sono come le bugie, hanno le gambe corte, nei Balcani poi... Ecco, dunque, che diventa di pubblico dominio la riunione riservatissima e a porte chiuse che venerdì scorso c’è stata a Umago tra i ministri dell’agricoltura Marija Vučković e degli Esteri, Gordan Grlić Radman della Croazia con una selezionata rappresentanza di pescatori. La presenza del capo della diplomazia croata all’incontro è sicuramente garanzia che non si è parlato né di fermo pesca, né di sardine. All’ordine del giorno nientemeno che i confini tra Croazia e Slovenia nel golfo di Pirano visto che proprio i pescatori sono in prima fila e sul campo, a volte vittime a volte vincitori, di una guerra per il “limes” che dura ormai dal 1991, ossia dalla proclamazione dell’indipendenza di Slovenia e Croazia.

E quello che ne scaturisce rischia di diventare molto più importante di un accordo a livello di capi di Stato. L’ipotesi operativa portata sul tavolo dal ministro degli Esteri Grlić Radman è che per evitare multe, abbordaggi di motovedette con il rischio di scontri che possono anche degenerare ai pescatori sloveni sia permesso di operare in acque territoriali croate fino ad Umago e che quelli croati possano pescare fino a Capodistria. Le ammende che i due Paesi hanno affibbiato ai pescatori con la bandiera opposta sarebbero annulate con una moratoria. Fatta lapace con gli uomini, per parafrasare De Gasperi, sarebbe fatta la pace anche con i pesci.

Ma la riunione di Umago assume un’importanza che va molto al di là di un problema di pesca, visto poi che di mare la Croazia ne ha a disposizione non poco. Il tutto va inquadrato nel contenzioso bilaterale sui confini marittimi e terrestri tra Lubiana e Zagabria con quest’ultima che disconosce l’esito dell’arbitrato internazionale che ha consegnato due terzi del golfo alla Slovenia e un terzo alla Croazia.

Primo step: Italia e Croazia hanno qualche mese fa proclamato la Zona economica esclusiva in Adriatico a seguito della quale c’è stato un accordo tra Italia, Croazia e Slovenia per la gestione delle acque in Alto Adriatico, accordo che ha garantito l’accesso alle acque internazionali al porto di Capodistria e ha escluso qualsiasi azione di boicottaggio da parte della Croazia con il fermo dei mercantili diretti allo scalo del Litorale sloveno.

Secondo step: la Croazia ha ottenuto il via libero politico da parte del Consiglio affari esteri dell’Unione europea per l’ingresso nell’Area Schengen. Ora Zagabria si trova nella medesima posizione in cui stanno da 12 anni ormai, Bulgaria e Romania per le quali a livello Ue resta il veto di Finlandia e Olanda per l’ingresso nella regione senza confini. Per quale motivo fare un’eccezione per la Croazia? Alla presidenza dell’Ue c’è ora l’ambiziosa, a livelllo di influenza geopolitica in Europa, la Francia di Macron. Francia alla quale la Croazia si è molto avvicinata negli ultimi mesi, prima acquistando una squadriglia di 10 caccia Rafale da Parigi “snobbando” gli F-16 degli Usa e poi nicchiando, sempre nei confronti degli Stati Uniti, per gli 84 blindati Bradley che il Congresso ha donato alla Croazia. Croazia che ai vecchi e usati Bradley preferirebbe i nuovi modelli di blindati progettati in Germania e costruiti in Ungheria che costituirebbero,proprio per Macron, la spina dorsale della nuova difesa europea. Dunque ora Zagabria in pratica parla a nuora perché suocera intenda. Risolto il problema dei pescatori e una volta entrata in Schegen la Croazia, anche il tema dei confini tra Slovenia e Croazia non avrebbe più ragione di esistere. Zagabria avrebbe costruito quel qualcosa in più (oltre la lìason con Parigi) che potrebbe giustificare il suo ingresso in Schengen con Sofia e Bucarest che potrebbero restare ancora in sala d’attesa, visto poi che la Romania è ancora sotto monitoraggio da parte della Commissione Ue sugli standard della giustizia e della lotta al crimine organizzato.

La Croazia mette, dunque, la freccia e tenta di superare Romania e Bulgaria con un inatteso scatto finale. Schengen e adozione dell’euro sono le scelte fatte da Zagabria per mettersi fianlmente e completamente al riparo sotto il guscio della tartaruga europea.

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