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Attacco hacker alla Rsa di San Donà: «La casa di riposo ne era all'oscuro. Faremo denuncia»

SAN DONA’. Attacco hacker alla casa di riposo di San Donà, la società di gestione è pronta a fare denuncia alla Polizia postale dopo la sottrazione dei dati sensibili dei pazienti.

Le verifiche sono in corso, ma per il momento Isvo Srl, impresa socio sanitaria Veneto orientale che gestisce la struttura dal 2018, ancora non si sbilancia.

L’amministratore delegato Paolo Dalla Bella ricorda un episodio sospetto che risale alla fine della scorsa estate: «A settembre tre terminali sono stati contaminati da un virus, i tecnici sono intervenuti subito, ma non risultano richieste di riscatto di pirati informatici. Non sapevamo fosse un attacco degli hacker di cui abbiamo appreso dalla stampa. Oggi, 17 gennaio, rassicureremo ospiti e parenti e, contemporaneamente, avvieremo una verifica con la società che gestisce tutta la parte informatica. Le liste pubblicate in rete, non sappiamo dove, sono anche vecchie. Ci sono pazienti nel frattempo deceduti, medici che non lavorano più qui. Non riteniamo vi possano essere rischi con questa intrusione degli hacker di cui non sapevamo assolutamente nulla se non per quell’episodio, unico che può a questo punto indurre sospetti. Nessun ricatto, cui comunque non avremmo mai ceduto perché certi gruppi agiscono in questo modo per intimidire. Se ci fosse stata una richiesta economica, avremmo denunciato subito. E adesso lo faremo dopo la verifica dei sistemi».

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Stessa linea da parte del presidente del Cda. «Stiamo facendo delle verifiche», spiega Domenico Contarin, «non abbiamo ancora elementi in merito, ma presenteremo denuncia alla Polizia postale a brevissimo. Non sapevamo di questo attacco e se avessimo avuto richieste di riscatto o altri ricatti del genere, non avremmo in ogni caso ceduto. Rassicuro gli ospiti e i loro parenti che non corrono alcun rischio e sono comunque tutelati».

QUALCUNO SAPEVA

«Avevamo sentito di un blocco dei computer ancora la scorsa estate», dice un’operatrice della struttura, «ma non vi era stato dato molto peso. I computer erano bloccati e si capiva che c'era stato un attacco dei pirati informatici, come avviene in questi casi. La voce era circolata anche tra il personale, solo che poi il problema è stato risolto e non se n’è più parlato».

Dal canto suo Pietro Polo, sindacalista della Uil per la sanità e in particolare il personale delle case di riposo, è perplesso davanti a questa situazione di incertezza: «Sono fortemente preoccupato, perché sono stati lesi i fondamentali diritti della privacy di ogni paziente e delle famiglie. E c’è stata poca informazione. È ormai chiaro che molti sapessero, nella struttura, anche tra il personale. Quindi c’è stata poca trasparenza nella gestione. Per questo, adesso bisogna chiarire».

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L’ATTACCO IN ESTATE

La società pubblico-privata, con socio culturale Cooperativa sociale e l’Ipab Monumento ai Caduti, è stata bersaglio dei pirati informatici, al pari dell’Usl 6 di Padova, la scorsa estate, tra agosto e settembre.

Probabilmente l’intrusione, attraverso questo virus che ha permesso di penetrare nei sistemi informatici della struttura, in realtà risale a molto tempo prima. Da lì, la pubblicazione dei dati sensibili nel web.

Un avvertimento per intimorire le vittime e far capire che potrebbero esserci conseguenze ben peggiori. In particolare, il collettivo Lockbit 2.0, gang originaria dei Paesi dell’Est, ha creato una vetrina visibile con cartelle cliniche, prescrizioni mediche, firme di medici e personale responsabile per ognuno degli ospiti – circa 140 – della struttura di San Donà.

IL SINDACO E L’AMMINISTRAZIONE

Il Comune ha un ruolo di controllo e supervisione nella gestione, esercitati con le nomine nel Cda e i rapporti con gli organi societari.

Il sindaco Andrea Cereser si è subito informato. «È una delle minacce più diffuse di questa era digitale», commenta il primo cittadino, «so che anche l’Usl di Padova ha subìto un attacco del genere. Isvo mi ha rassicurato che sta predisponendo tutte le azioni necessarie per tutelare gli ospiti e le loro famiglie, inclusa la denuncia alle autorità competenti».

Ma in consiglio comunale c’è malumore: «Chiediamo un’audizione della casa di riposo e dei suoi organi rappresentativi, amministratore delegato e presidente del Cda», dice Massimiliano Rizzello (FdI), «per capire cosa sia accaduto. Dobbiamo capire se la struttura fosse a conoscenza dell’incursione dei pirati informatici e come l’abbia gestita».

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