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Bar in trincea sul caro bollette: a Belluno frigoriferi spenti e sguardo ai listini

BELLUNO. Caffè amaro. Anzi, salato. Per il momento, i baristi bellunesi stanno cercando di resistere di fronte alle bollette da infarto che piovono pesanti nelle loro cassette delle lettere e all’aumento delle materie prime, oltre che del loro trasporto in montagna, ma fino a quando ce la faranno? Tira un’aria sferzante di caro colazione, fra l’altro a distanza di poche settimane dalla tazzina portata a 1,20 euro, a Belluno, in quasi tutti i bar di piazza dei Martiri. Un espresso adesso costa come un quotidiano locale in edicola è il sorpasso è ormai dietro l’angolo del bancone.

Eppure ad altre latitudini il caffè matematicamente costa meno di un euro, pur essendo altrettanto buono. È solo questione di grande concorrenza e di potere d’acquisto dei clienti o c’è dell’altro?

Qualunque sia la risposta, i titolari degli esercizi pubblici sono comprensibilmente preoccupati, stretti tra i costi sempre in impennata e la necessità di conservare il maggior numero di avventori possibile: «Per adesso, non ho intenzione di aumentare i prezzi», garantisce Massimo Barel della caffetteria Goppion, «ma l’ultima fattura dell’energia elettrica mi spingerebbe senz’altro in direzione contraria. La pago ogni mese ed è un costo molto importante. Accanto alle utente, il caffè mi costa di più e anche le brioches, tuttavia cerco di venire il più possibile incontro ai clienti, anche se non so davvero fino a quando questo sarà possibile».

Ci vorrebbe un abbassamento delle tasse, cosa che sembra tutt’altro che probabile: «Parto anche dalla certezza che gli affitti non diminuiranno. Posso solo augurarmi qualche sconto sulla tassa per l’occupazione del suolo pubblico, a proposito della terrazza esterna: chissà che si possa contare almeno su quello. Non è che ci siano tante alternative».

Appena fuori dal centro storico, la situazione non cambia. L’osteria Caffi, che si affaccia sulla via omonima, ha più o meno gli stessi problemi ed è a conduzione familiare. Dietro il banco, si alternano Maurizio Mazzucco, in arte “Mekiu” e la figlia: «Ci salviamo perché non abbiamo dipendenti, diversamente sarebbe molto più difficile. Ho scelto io di fare il barman e gestisco locali da una vita, ma questo può anche non contare nulla, di fronte ai costi sempre più alti di tutte le materie prime e soprattutto a quello che dobbiamo pagare energia elettrica e riscaldamento. Prima o poi, andrà a finire che saremo costretti ad aumentare il prezzo del caffè, anche se a malincuore, ci mancherebbe».

L’allarme è arancione, ma c’è il rischio concreto che diventi rosso, nel giro di poco tempo: «Non ci stiamo più dentro e abbiamo già perso più di qualche cliente per la pandemia di Covid-19 e tutte le sue conseguenze». Ci vuole il Green pass anche per consumare al banco e c’è chi non si vede più per la scelta di non vaccinarsi.

Tornando all’argomento principale, la crescita dei prezzi può essere considerata un male estremo e non manca chi ha pensato ad estremi rimedi: «Il balzo della bolletta energetica è stato talmente violento che sono stato costretto a fare delle scelte molto precise e, in qualche caso, di forte impatto», spiega Tiziano Marcolina del bar pasticceria da Lilly di piazza Vittime di via Fani, nel quartiere di Cavarzano, «fino a qualche giorno fa, c’erano diversi frigoriferi accesi e adesso siamo costretti a usarne soltanto alcuni, per cercare di risparmiare qualcosa. Quelli indispensabili. Si fa presto a fare i conti e ad accorgersi che, purtroppo, non tornano e non potrebbe essere altrimenti. È uno dei pochi sistemi possibili e, allo stesso tempo, non penalizza i nostri clienti. Un altro rimedio bello e pronto sarà quello di comprare meno beni di consumo, evitando il rischio che vadano a male o superino la data di scadenza e mi tocchi buttarli via, senza più poterli vendere».

Chi ha anche il dehor all’esterno sembra un po’ meno penalizzato, rispetto a chi può contare soltanto sugli spazi interni: «Questo discorso può valere se la temperatura è favorevole, ma non è per niente scontato. Metti che fa freddo, come capita spesso nell’inverno bellunese, ti ritrovi a dover scontare una specie di lockdown. La gente non esce, se non per fare la spesa del necessario e noi vendiamo anche giornali, per cui ci sarebbe un altro buon motivo per fare un salto».

Soffre un po’ meno chi schiera almeno una parte delle famiglia alla macchina del caffè e non deve pagare stipendi esterni. È il caso del bar Vittoria di via Matteotti: «Ci hanno preannunciato degli aumenti significativi», sottolinea Arben Kola, «e vedremo come regolarci di conseguenza. Non abbiamo ancora delle indicazioni sicure e siamo in attesa di capire come potremo muoverci».

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