Fusione Fca-Psa: perché comanderanno i francesi
Ad acquistare la Citroen ci aveva provato Gianni Agnelli, due anni dopo l’insediamento in Fiat. Fu Charles de Gaulle a mettersi di traverso e a frenare le prime spinte internazionaliste del gruppo di automobili italiano. Di accordi e trattative che hanno portato la Fiat lontana da Torino se ne sono visti più di uno, l’ultimo a Detroit con la regia di Sergio Marchionne. Una strategia azzeccata quest’ultima per Fca, meno per l’Italia che non ha avuto utili e pochi investimenti. Ora è John Elkann a mettere la firma sull’accordo di fusione tra Fiat Chrysler (Fca) e Peugeot-Citroen (Psa) a cui ieri le assemblee degli azionisti hanno dato il via libera.
La nuova nata “Stellantis”punta a dare un futuro all’industria dell’automobile in Europa che rischia di venire sopraffatta dalle concorrenti asiatiche che di elettriche ne sanno assai di più di Fca responsabile di aver guardato finora al futuro green solo con la Cinquecento. Perdendo tra l’altro la partita anche contro Renault, amica corteggiatissima per anni e ora guidata da uno dei rampolli “di casa” cresciuto con Marchionne, Luca De Meo.
Gli Agnelli e i Peugeot restano nel board con la presidenza e la vice presidenza (Exor con il 14,4 per cento, Peugeot col 7,2 per cento). Entrano nella società dall’ambizioso nome latino “essere illuminato di stelle” anche il governo francese attraverso la BpiFrance e i cinesi della Donfeng con cui i Peugeot erano già in società. Elkann con l’operazione sale al quarto posto al mondo dei costruttori con un gruppo da più di otto milioni di auto vendute: prima arrivano Gm, Volkswagen e l’alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi. Regista dell’operazione a cui andranno 1,7 milioni di euro il presidente e amministratore delegato di Psa Carlos Tavares.
Ingegnere portoghese, manager d’acciaio, padre della Megane quand’era ancora in Renault, sembra abbia convinto Elkann durante una visita al centro di ricerche di Francoforte, qui si applicano tecnologie al litio che Fca non possiede. La transizione verso l’elettrico insieme all’esigenza di investimenti è al centro della fusione di due gruppi che possono contare l’uno sulla forza del mercato americano (sarà seguito da Mike Manley, attuale ceo di Fca), l’altro sui progetti di ricerca e rinnovamento e sul mercato europeo.
L’alleanza cambia lo scacchiere dell’industria dell’automotive che rappresenta il 6,2 per cento del Pil italiano e il 7 per cento di occupati nel settore manifatturiero. Fiat dava lavoro a 115 mila persone in Italia nel 2004, diventate circa 60 mila nel 2018.
«Vogliamo avere un ruolo di primo piano nel prossimo decennio, che ridefinirà la mobilità, proprio come hanno fatto i nostri padri fondatori con grande energia negli anni pionieristici», rassicura il presidente di Fca, John Elkann, aprendo l’assemblea degli azionisti. «Il prossimo decennio – aggiunge – ridefinirà la mobilità. Noi intendiamo svolgere un ruolo determinante nella costruzione di questo nuovo futuro, ed è stata quest’ambizione a unirci».
Un auspicio condiviso ma con il timore che l’Italia nella spartizione degli investimento rischi di avere il ruolo di cenerentola povera di sponsor e costretta a sfuggire al fuoco amico dei francesi forti anche della presenza del governo nella società e di politiche strutturate a sostegno della grande industria e degli Stati Uniti che invece potranno contare sui dati migliori degli ultimi anni. Fca distribuirà un dividendo straordinario condizionato di 1,84 euro per azione ordinaria corrispondente a un totale di circa 2,9 miliardi di euro.
Il dividendo è destinato ai soci di Fca, non a quelli di Psa. La distribuzione avverrà il 15 gennaio, il giorno prima del perfezionamento della nascita di Stellantis. —
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