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Banche e clienti scrivono all’Europa: «Slittare il blocco dei conti correnti»

LIVORNO. «Con una recessione come quella che ci sta portando il Covid, queste nuove norme proprio non ce le possiamo permettere». Ancora l’argomento non è stato digerito bene neppure dagli esperti e tanto meno da chi ci dovrà fare i conti. Ma certo è che imprese e famiglie sono in fibrillazione per la stretta dell’Unione europea sui conti correnti che è arrivata in Italia dopo 6 anni dalla sua approvazione e con pochi istituti di credito che hanno informato nei mesi scorsi i clienti dei cambiamenti se i loro conti vanno in rosso.

Dal primo gennaio, per chiarire la questione, siamo alle prese con una nuova classificazione dei debiti per cui un cliente diventa inadempiente, cioé va in default, al ricorrere di precise condizioni. E cioè quando il suo sconfinamento superi contemporaneamente sia la soglia assoluta (100 euro per le persone fisiche e 500 euro per le imprese) sia quella relativa (l’1% dell’esposizione complessiva con la banca). E che lo sconfinamento si protragga per 90 giorni consecutivi.

Il nuovo regolamento europeo, che vuol incidere anche sulla discrezionalità degli istituti di credito e fare in modo che siano più facilmente controllabili dagli organismi di vigilanza, ha fatto nascere un’alleanza anomala, probabilmente unica nel suo genere e determinata solo dall’eccezionalità del momento storico, tra Abi (Associazione bancaria italiana), associazioni di consumatori e quelle delle categorie economiche. Che ha portato alla stesura “a reti unificate” di una lettera indirizzata alle istituzioni europee con la richiesta di un ripensamento e di un rinvio dell’entrata in vigore delle regole anti-default. Un modo per fare pressione anche sul governo perché si attivi per una mediazione con gli organismi europei. «Queste norme - si legge nella lettera - che, pensate in un contesto completamente diverso da quello attuale e caratterizzate da un eccesso di automatismi, rischiano di compromettere irrimediabilmente le prospettive di recupero dell’economia italiana ed europea». E aggiungono: «È urgente intervenire sulle regole relative all’identificazione dei debitori come deteriorati. Si rischia di determinare la classificazione a default di un numero ingentissimo di imprese, comunque sane. Queste imprese perderebbero l’accesso al credito».

Il presidente dell’Abi, Antonio Patuanelli, tra l’altro, ci ha messo personalmente la faccia dichiarando che «come Abi già cinque anni fa abbiamo segnalato le ricadute negative di queste regole. E oggi in piena pandemia è ancora più contraddittoria la loro entrata in vigore».

A cascata si stanno muovendo anche le associazioni di consumatori che stanno programmando anche una campagna di informazione su questo tema. «In questo momento la cura è peggiore del male - spiega Sergio Cherti, responsabile del settore banche per l’Unione nazionale consumatori - le norme, che in un altro contesto potrebbero essere anche in parte condivisibili, rischiano ora di diventare un salasso, soprattutto per le categorie meno forti dal punto di vista finanziario, se si pensa che il 30 marzo ci sarà lo sblocco dei licenziamenti e da pochi giorni l’Abi ha riproposto la moratoria sul pagamento dei mutui. Quando le banche rinunciano a prendere i soldi vuol dire che siamo alla frutta e la crisi sta investendo categorie che mai avremmo pensato potessero essere toccate. Come per esempio quello legate al turismo». E aggiunge: «Aspettiamo una reazione dal governo che sta perdendo tempo con bonus abbastanza irrilevanti».

Sarà poi da valutare quali saranno le politiche che metteranno in campo le banche, «come tratteranno le situazioni di default», spiega Biagio Depresbiteris, consulente di Federconsumatori. Cioé anche con questa nuova classificazione del debito «le banche potranno, come ora, continuare a consentire utilizzi del conto che comportino uno sconfinamento». E infatti non è detto che se un debitore è classificato a default sulla base delle nuove norme venga anche dichiarato “a sofferenza” nella Centrale dei rischi con il rischio di compromettere il suo accesso al credito . La definizione di “sofferenza” non viene toccata dalla nuove regole europee. E gli istituti, come in passato, segnalano un cliente in questa condizione dopo aver fatto una valutazione complessiva della situazione finanziaria. E quindi rimane a loro discrezione.

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