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La direttrice dell'ospedale. "Subito 54 posti letto Covid in due nuove ali"

PRATO. L’ospedale a fisarmonica. Si allunga e si accorcia. Via via che aumentano i ricoveri per Covid-19, si dilata l’area medica. Qui ieri erano ricoverati 134 pazienti, in totale 190 letti occupati considerando 7 posti nelle malattie infettive, 32 in terapia intensiva e altri sia al pronto soccorso che nell’area materno-infantile. «Pronti all’espansione del settore 3 che avrà una capienza fino a 54 posti letto di subintensiva, già a partire dalla prossima settimana», fa sapere la direttrice del Santo Stefano Daniela Matarrese. La saturazione completa? Improbabile, grazie a una programmazione settimanale di posti letto. In pratica, oggi è possibile prevedere quanti letti saranno aggiunti la prossima settimana. Saranno appunto 40 nel settore 3, aumentabili fino a 54. «Reggiamo perché i nostri medici calibrano le dismissioni in funzione dei nuovi ingressi dal pronto soccorso – racconta Matarrese - L’auspicio è che non si debba mai arrivare a saturazione, in virtù di questa programmazione».

LE DUE ALI

Sono le due aree ai lati dell’ingresso del Santo Stefano, delimitate da grate di ferro. Qui una ditta pratese, la Nigro Costruzioni, si metterà al lavoro da lunedì prossimo per attrezzare le due ali esterne del nosocomio con 54 posti letto. Un’area complessiva di 1.500 metri quadrati che sarà pronta entro metà dicembre. «Un intervento finanziato con fondi della protezione civile che, quando sarà terminata la pandemia, rimarrà alla città – prosegue Matarrese - Qui potremo espandere l’attività del poliambulatorio grazie alle strutture modulari. Ringrazio il sindaco Biffoni, il direttore Morello e il presidente Giani per aver ascoltato la voce dell’ospedale».

L’APICE

Un nuovo lockdown? «Accelererebbe la fine di questo episodio pandemico» per la direzione del Santo Stefano. Chiusura totale uguale meno casi. «Raggiunto un numero di ricoveri superiore all’apice della prima ondata – fa sapere la direttrice - Al momento siamo a 190 posti letto occupati contro i 140 dell’altra volta». L’identikit del ricoverato vede un’età media di 65 anni ma l’ospedalizzazione riguarda tutta la fascia tra 50 e 60 anni. Rispetto alla prima ondata, Prato è messa peggio in termini di ricoveri e contagi. «Siamo la provincia con più giovani, gli stessi giovani che a marzo erano in lockdown: così abbiamo contenuto il numero degli asintomatici – osserva Matarrese - Sicuramente le restrizioni della zona arancione aiutano». Tra i ricoverati, cinesi e cittadini di altre nazionalità si contano sul palmo della mano.

NO COVID

Stop all’attività programmata ma garantiti i ricoveri per i pazienti no Covid. «Chi ha bisogno del ricovero ordinario verrà sempre accolto. Gli accessi al pronto soccorso si sono ridotti: un centinaio al giorno – fa sapere Matarrese - Questo ci permette di reggere l’impatto». Intanto Villa Fiorita tornerà a essere una valvola di sfogo per l’ospedale con 19 posti letto di area medica no Covid.

"TANTI OPERATORI SANITARI CONTAGIATI"

Salve le attività specialistiche al Giovannini e alla palazzina Ovest del vecchio ospedale, salve l’oncologia, la traumatologia, la chirurgia oncologica e l’area materna-infantile al Santo Stefano, salva anche l’Utic (unità di terapia intensiva coronarica) per chi ha patologie coronariche che nella fase 1 era stata spostata al pronto soccorso. E a proposito di pronto soccorso, è stata attrezzata nella struttura di prima emergenza un’area Hdu con un’attrezzatura simile alla sub intensiva che può ospitare fino a un massimo di 28 posti letto in attesa del ricovero ordinario. Il Santo Stefano dispone di 50 apparecchi per la ventilazione non invasiva, 40 quelli in uso attualmente. E poi c’è il nodo del personale. Servono medici, Oss e infermieri per i posti letto in più. La direzione ospedaliera non fornisce numeri su questo massiccio investimento di personale. Intanto sempre più camici bianchi si contagiano. «Abbiamo diverse decine di operatori positivi che si sono infettati in ambito familiare – fa sapere Daniela Matarrese, che è anche coordinatrice della rete ospedaliera dell’Asl Toscana Centro - Il nostro personale si sottopone a screening ogni due mesi. Chi è a casa in quarantena non vede l’ora di tornare subito al lavoro. Il loro sforzo è massimo: fanno più di quello che possono perché sentono come un dovere quello di rispondere alla popolazione pratese». Per quanto riguarda il potenziamento del personale si attingerà da graduatorie Estar. «Non sarà facile reclutare le nuove figure - ammette Matarrese - che andranno a lavorare in reparti ad alto rischio dopo un periodo di formazione».

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